martedì, 16 Luglio 2024
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Dolci(c)reati per ridare dignità al detenuto

La Camera penale di Catanzaro sostiene i progetti di rieducazione carceraria

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La vita si ferma dietro le sbarre. In carcere il tempo scorre lento. I detenuti spesso avvertono la solitudine, un isolamento sociale ed economico che rischia di accompagnare la loro vita anche una volta riacquistata la liberà se non si consente loro di acquisire nuove competenze. Ed è proprio in questa direzione che viaggia il progetto avviato dalla società cooperativa “Mani in libertà” e finanziato con le risorse della “Fondazione con il sud”. A supportare l’idea una rete di associazioni, “Promidea”, “Liberamente” e “Amici con il cuore”. Per la sua realizzazione è fondamentale la partnership con la direzione della casa circondariale di Catanzaro e la Camera penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”, presieduta da Francesco Iacopino. Insieme a lui anche i responsabili dell’osservatorio carcere ed esecuzione penale, Pietro Mancuso e Vincenzo Galeota. L’iniziativa è illustrata nel corso di una conferenza stampa, indetta per esaltare il laboratorio di pasticceria che utilizza il marchio “Dolci(C)reati”, i cui prodotti si distinguono per la loro bontà, grazie all’utilizzo di materie prime di qualità, oltre che per la professionalità dei pasticceri. Tutto ciò rappresenta una forma di riscatto e di recupero sociale. Ancora una volta la Camera penale del capoluogo di regione si dimostra sensibile al «recupero e del reinserimento sociale dei detenuti», nonché «ad avviare interlocuzioni con l’imprenditoria, le associazioni, gli enti pubblici e privati, la scuola, i professionisti e la comunità, per favorire la diffusione della produzione, la conoscenza del progetto» e per il «sostegno e più in generale per sensibilizzare verso i temi del recupero sociale dei cittadini condannati».

Il progetto di un “Dolce lavoro”

“Dolce lavoro”, spiegano i promotori dell’iniziativa, nasce da «da un sogno, il sogno di un detenuto in regime di alta sorveglianza nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro, con le mani, la mente e il cuore votati per la pasticceria. A lui bastavano un fornellino ed una padella per realizzare dolci straordinari. Nel 2019 arriva la svolta. Un bando di “Fondazione con il Sud”, che sembra proprio cucito addosso al sogno del detenuto e di altri che vivono la sua stessa condizione. Così la direzione della Casa circondariale decide di coinvolgere l’impresa sociale “Promidea” e l’associazione “Amici con il cuore”, operativa da anni all’interno del carcere con i laboratori di arte e di riciclo, nella realizzazione di un progetto che prevede l’apertura di una vera e propria pasticceria. Si aggiungono come partner l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna e l’associazione “Liberamente”, mentre la Regione sostiene assieme alla “Fondazione con il sud” i corsi di formazione in pasticceria.  Dal giorno dell’inaugurazione, gli aspiranti pasticceri non hanno mai smesso di sperimentare, inventare e utilizzare in tutti i modi possibili le attrezzature che arredano il nuovo laboratorio all’interno del carcere. Le ordinazioni da parte delle famiglie dei detenuti, ma anche degli agenti di polizia penitenziaria, degli educatori e di quanti lavorano all’interno della struttura, non si fanno attendere, e diventano sempre più numerose man mano che i pasticceri rivelano le loro incredibili doti creative e manuali». Un impegno costante che grazie al lavoro della cooperativa “Mani in libertà” parla ai detenuti di «un futuro lavorativo possibile».

L’impegno della Camera penale di Catanzaro

Un progetto, dunque, che restituisce dignità al detenuto come persona lo rende parte attiva di un percorso di reinserimento ma, soprattutto, rende il regime carcerario un percorso di rieducazione e non soltanto punitivo. È anche per questo che l’impegno della Camera penale di Catanzaro «rimane immutato», con la certezza di poter «conseguire altri traguardi anche grazie alla generosità, all’interesse ed al sostegno dimostrato da alcuni imprenditori della città per un progetto che, al pari di altri sul territorio nazionale, consolida l’idea dell’attuazione della risocializzazione dei cittadini condannati attraverso la formazione professionale ed il reinserimento nel mondo del lavoro».

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