lunedì, 15 Luglio 2024
spot_img
spot_img
spot_imgspot_img
spot_img

Fuori i veleni. Crotone vuole vivere: costituito il comitato

Un vero e proprio invito alla resistenza contro le intenzioni della multinazionale Eni Rewind che da fine 2019 ad oggi insiste nel tentativo di far passare la sua richiesta di variazione del pob fase 2 in cui è sancito il vincolo che Eni dovrà smaltire tutti i rifiuti radioattivi, tenorm, norm e anche non tenorm contenenti amianto, più semplicemente chiamati “pericolosi” o “veleni”, fuori dalla regione Calabria.

spot_imgspot_img
spot_img

“Fuori i veleni. Crotone vuole vivere!’’, questo il nome del comitato nato ieri, quattro aprile 2024, “aperto a tutti i cittadini per difendere la salute dei crotonesi e tutelare il nostro territorio”.
Un vero e proprio invito alla resistenza contro le intenzioni della multinazionale Eni Rewind che da fine 2019 ad oggi insiste nel tentativo di far passare la sua richiesta di variazione del POB FASE 2 in cui è sancito il vincolo che Eni dovrà smaltire tutti i rifiuti radioattivi, tenorm, norm e anche non tenorm contenenti amianto, più semplicemente chiamati “pericolosi” o “veleni”, fuori dalla regione Calabria.
La posizione del comitato “Fuori i veleni. Crotone vuole vivere!” è ferma sul punto che “Eni deve procedere alla bonifica nel rispetto del Piano approvato nella Conferenza dei Servizi del 2019. Le Istituzioni: Comune, Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente devono salvaguardare il diritto alla salute della nostra città.”

La storia del vincolo a Eni “i rifiuti smaltiti fuori regione”


È necessario però riavvolgere il nastro di 5 anni il nastro per far capire ciò che è avvenuto a Crotone e ciò che si sta verificando negli ultimi mesi.
Crotone è stata caratterizzata dalla presenza della grande industria che, per oltre 70 anni, ha permeato il tessuto economico, sociale, storico della città e per certi versi della Calabria. 
Con la chiusura degli impianti e la dismissione dell’industria è rimasta una vera e propria “bomba ecologica

Eni Rewind è proprietaria all’interno dell’area SIN (Sito di Interesse Nazionale) di una superficie pari a 71,5 ha, (stabilimenti ex Pertusola, Agricoltura e Fosfotec, leader negli anni 90 nella produzione di matallurgia non ferrosa e della chimica) in cui sono presenti, inoltre, delle vere e proprie discariche denominate “Farina Trappeto” (ex Fosfotec) e “Armeria” (ex Pertusola), le cosiddette “discariche fronte mare”. 
In data 24 febbraio 2012 Eni viene condannata a risarcire la città di Crotone, dal Tribunale di Milano, per accertato “danno ambientale” causato dal deposito ed occultamento nel sottosuolo di materiale nocivo derivante dalle scorie delle produzioni industriali.
Nel 2016 arriva la nomina del primo “Commissario Straordinario per la Bonifica” con il compito di accelerare la programmazione e gli interventi di bonifica. 

Iniziò un progetto post industriale che oltre alla riqualificazione dell’area ha il compito di rilanciare un nuovo sviluppo economico e sociale della città. Si completarono le attività di decontaminazione e smantellamento delle installazioni e la demolizione degli impianti che l’allora Syndial (Eni) ha eseguito su spinta dei vari Decreti Ministeriali. (Decommissioning)

Il periodo che va dal 2016 a fine 2019 fu caratterizzato da un confronto serrato tra Eni e la Regione Calabria, presenti al tavolo della Conferenza dei Servizi insieme a, Prefettura di Crotone, Ministero dell’Ambiente, Commissario Straordinario per la Bonifica, Provincia e Comune di Crotone che si concluse il 24 ottobre 2019 con l’approvazione del Piano di Bonifica (POB FASE 2) che imponeva a Eni l’obbligo “il destino dei rifiuti fosse fuori dalla regione” precisando inoltre che “la richiesta di portare i rifiuti fuori dal territorio regionale nasce sin dalle fasi iniziali della valutazione del progetto mossa dalla necessità di non aggravare la situazione già presente localmente” , in considerazione tra l’altro di una percentuale di malati oncologici molto superiore rispetto al resto di Italia.  
Eni, su richiesta delle Istituzioni presentò un piano di conferimento dei “veleni” in impianti fuori dalla Calabria autorizzati sia su territorio nazionale che estero. Furono indicati anche i vettori di trasporto dei rifiuti.
Da quel momento, che si colloca a fine 2019 fino ad oggi nulla di quello che il Tavolo della Conferenza dei Servizi aveva indicato è stato fatto, nel silenzio degli Enti preposti al controllo. Attuando di fatto una omessa bonifica. Da qui la determinazione del Comitato “Fuori i veleni. Crotone vuole vivere!”  che, nella conclusione della nota mandata oggi alla stampa annuncia che “Nei prossimi giorni si terranno iniziative tese a coinvolgere la popolazione di Crotone e del comprensorio a sostegno di questa battaglia civica”

LEGGI ANCHE:

“I Parchi Marini calabresi come motore di sviluppo”: successo a Praia a Mare

Aree protette quali chiavi per il progresso dell’intera regione. Questo è il messaggio chiave emerso dal panel "I Parchi Marini Calabria: un contributo allo...

Philene chiede chiarezza sui danni ambientali e sanitari a seguito dell’incendio “Poly2Oil” a Palmi

"A seguito dell'incendio "Poly2Oil" a Palmi, Associazione Phîlene esprime, a nome della cittadinanza tutta, forti preoccupazioni sui danni ambientali e alla salute provocati dal...

Inquinamento marino, Arpacal prosegue con le analisi

Anche quest'anno quello del mare inquinato è il tema più discusso dell'estate. Le criticità, purtroppo, non mancano lungo le coste calabresi. Arpacal e la...
spot_imgspot_img
Gli articoli della sezione

SEGUICI

spot_img
spot_imgspot_img

ULTIMI ARTICOLI

spot_img

ARTICOLI CORRELATI