giovedì, 23 Maggio 2024
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I “Vattienti”: la tradizione secolare e identitaria della settimana santa nocerese

La comunità di Nocera Terinese è strettamente legata a questo rito, che affonda le sue radici al 1636, anno delle prime testimonianze storiche

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 Tra il venerdì e il sabato santo le vie del piccolo borgo tra il Mar Tirreno e la valle del Savuto, si ravvivano grazie alle migliaia di persone giunte non solo dalla vicina Nocera Marina,ma anche dai paesi limitrofi; pronte  per assistere ad un rito che ormai da secoli affascina tante generazioni, quello dei Vattienti, che si svolge contestualmente alla processione dell’Addolorata. Un rituale penitenziale a tratti bizzaro , che nel 1961 la troupe di Gualtiero Iacopetti non si lasciò sfuggire l’occasione di filmarlo,che si svolse nonostante i divieti della chiesa e la presenza della forza pubblica. L’anno successivo fu inserito nel film documentario Mondo Cane diretto da Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi, incentrato su usi e costumi bislacchi dei vari popoli. Nel corso del film vengono poi mostrate le cruenti processioni tipiche della settimana santa, che ancora oggi si svolgono in alcuni centri del meridione, in cui i partecipanti si autoflagellano il corpo per devozione,tra cui i Vattienti di Nocera Terinese.

Il riturale è praticato in segno di culto o voto per una grazia ricevuta o chiesta davanti alla statua dell’Addolarata. Questa “manifestazione” che possiamo definire tra sacro e profano, tra tradizione e folklore vanta origini millenarie, documenti datati fin dal 1361 riportano l’esistenza nell’Italia meridionale di ‘compagnie di flagellanti’, già censurate dai Papi dell’epoca. Le scene che gli spettatori si trovano davanti sono così forti e violente,che in  molti tra il pubblico si immedesimano così tanto nel sanguinolento rito, da avere dei veri e propri mancamenti. 

Le antichissime radici

Secondo le fonti più attendibili, questo rito si rifarebbe alla pratica dell’autoflagellazione diffusa tra i monaci nel medioevo per espiare i peccati e permettere così all’anima di essere accolta degnamente nell’aldilà. Secondo altri studiosi, bisognerebbe ripescare nell’Asia Minore di epoca precristiana, quando un rituale simile veniva praticato per il dio Attis. Quali siano le radici non è stato ancora definito, quel che è evidente è la natura unica, affascinante, particolare a tratti macabra del rituale. La quale consiste in due figure maschili che rappresentano le fasi degli ultimi giorni di Cristo: la flagellazione (il vattiente vero e proprio) e l’ecce homo, il Nazareno portato da Pilato dinanzi alla folla per essere giudicato.

Gli elementi caratteristici della cerimonia

Sono la rosa e il cardo: la prima è un pezzo di sughero in cui sono conficcati tredici pezzi di vetro (Cristo e i dodici apostoli, di cui uno, Giuda, è più lungo rispetto agli altri) con il quale il vattiente si flagella le cosce e i polpacci; il secondo è una sorta di spugna di sughero utilizzata per asciugare il sangue che scorre copioso lungo le gambe dei protagonisti. Una terza figura maschile asperge regolarmente di vino le ferite per disinfettarle. Momento emblematico è l’incontro con la statua della Madonna, al cospetto della quale i due uomini si inginocchiano in preghiera per sciogliere il voto fatto in precedenza e intorno al quale ruota tutta la cerimonia.

Lo svolgimento del rito

 I Vattienti di Nocera Terinese indossano maglia e pantaloncini neri che lasciano le gambe scoperte per la flagellazione per mezzo di strumenti rituali: il cardo e la rosa. Il sangue, elemento basilare della passione cristiana, pullula abbondantemente lungo le vie del corteo che accompagna li accompagna durante la processione. La loro testa è avvolta da un panno nero e da una corona fatta con rami di asparago selvatico, la “sparacogna”. Sono legati con una cordicella ad un’altra figura che segue il loro tragitto portando con se una Croce, l’Ecce-Homo, il quale rappresenta il Cristo che viene portato da Pilato per essere giudicato. Durante la processione i Vattienti vengono seguiti o accolti sull’uscio di alcune abitazioni da persone che versano del vino sulle ferite, per disinfettarle. Il rito culmina quando si fermano ai piedi della statua lignea della Madonna Addolorata, risalente al 1300, percuotendosi e versando il loro sangue ai piedi della Vergine.

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