giovedì, 23 Maggio 2024
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Malattie oncologiche: in Italia 183 i centri di ricerca

Sono il 23% in più rispetto allo scorso anno (da 149 a 183) i centri censiti che conducono ricerche cliniche in oncologia, resta da sciogliere il nodo per quanto riguarda la mancanza di risorse e personale.

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La seconda edizione dell’Annuario dei Centri di Ricerca Oncologica in Italia, promosso dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (Ficog) e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), ha realizzato un vero e proprio censimento delle strutture che realizzano sperimentazioni sui tumori nel nostro Paese, presentato oggi al Ministero della Salute. Il 14 marzo è la Giornata Nazionale dei Gruppi Cooperativi per la Ricerca in Oncologia, promossa da Ficog, per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dei trial clinici indipendenti. Serve, avvertono gli esperti, “un cambio di passo per sostenere la ricerca accademica, anche perché, oggi in Italia, solo il 20% degli studi sulle nuove molecole contro il cancro è no profit”.

I centri che conducono ricerche in merito a malattie oncologiche sono aumentati: quasi  il 50% si trova al Nord (90), il resto al Centro (44 centri) e al Sud (49 centri). Circa un terzo delle strutture (36%, pari a 66 centri) svolge più di 20 sperimentazioni all’anno, il 12% oltre 60. Da risolvere la carenza di risorse e personale: il 68% (124 centri) è privo di un bioinformatico e il 49% (89) non può contare sul supporto statistico. Devono essere strutturate figure professionali indispensabili, come i coordinatori di ricerca clinica (data manager), gli infermieri di ricerca, i biostatistici. E la digitalizzazione, che consente di velocizzare e semplificare i trial, è ancora scarsa: solo il 43% utilizza un sistema di elaborazione di dati e il 37% una cartella clinica elettronica.

Evaristo Maiello Presidente Figoc: “potenziare infrastrutture di ricerca accademica”

 “Va dunque evidenziata – afferma Evaristo Maiello, presidente Ficog – una netta riduzione dello spazio per la ricerca indipendente. Nel nostro Paese, gli studi clinici non sponsorizzati dall’industria farmaceutica sono passati dal 22,6% al 15% del totale. Una diminuzione di oltre il 7% solo in 12 mesi, che rischia di impoverire fortemente il sistema della ricerca no profit. Nel 2023, in Italia, sono state stimate 395.000 nuove diagnosi di cancro. I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli gastrointestinali, mammari, toracici, urologici e ginecologici. Il potenziamento delle infrastrutture di ricerca accademica, sottolinea Maiello, “è fondamentale per accrescere la capacità di resilienza del sistema sanitario di fronte alle pandemie acute, come quella da Covid-19, e alle pandemie croniche, come quella rappresentata dal cancro”

Francesco Perrone presidente Iom: ” servono finanziamenti pubblici e più personale”.

Il potenziale della ricerca oncologica in Italia è “davvero significativo e i nostri studi sono all’avanguardia, ma servono più finanziamenti pubblici – evidenzia inoltre Francesco Perrone, presidente Aiom -. Vi sono, inoltre, forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura digitale. Questi elementi impongono un cambio di passo. Inoltre, vanno previsti studi che non restringano l’attenzione sull’efficacia e tossicità di un singolo farmaco o di una singola associazione di farmaci in un segmento delimitato della storia naturale della malattia, ma guardino all’intero percorso di cura dei pazienti.È necessario riorganizzare i trial, creando protocolli adattativi, che si aggiornino con l’evoluzione degli scenari diagnostici e terapeutici”.

Elisabetta Iannelli segretario Favo: “importante capire le esigenze dei pazienti”.

Un altro aspetto riguarda le associazioni dei pazienti, come sottolinea Elisabetta Iannelli, Segretario Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia): “Va considerato il valore aggiunto della collaborazione attiva delle associazioni dei pazienti alla promozione, progettazione e realizzazione degli studi clinici – spiega -. È necessario raccogliere dati da diverse fonti per capire le esigenze dei pazienti. Ad esempio, i PROs, i ‘patient-reported outcomes’, sono indicazioni provenienti direttamente dai pazienti, senza l’intermediazione o l’interpretazione dei professionisti della salute o di altri soggetti diversi dal malato, senza alcun filtro che ne snaturerebbe la veridicità. Le indicazioni contenute nei PROs, rilevate mediante l’uso di questionari standardizzati e validati, sono di fondamentale importanza – conclude – per valutare il benessere dei pazienti, il loro stato di salute e la gestione delle terapie”. 

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