martedì, 16 Luglio 2024
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Papa Francesco: “Non c’è democrazia se non c’è una politica dell’inclusione sociale”

Durante il suo discorso, il Papa ha ricordato la figura del Beato Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio a questa iniziativa nel 1907, sottolineando come l’ordinamento civile debba far cooperare tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche per il bene comune, con un’attenzione particolare alle classi inferiori. Alla luce di questa definizione, Papa Francesco ha affermato che la democrazia oggi non gode di buona salute

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“Dobbiamo essere voce che denuncia in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Questo è l’amore politico”, ha affermato Papa Francesco a Trieste, concludendo i lavori della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia, dal titolo “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”, inaugurata il 3 luglio dal Presidente Sergio Mattarella. È il terzo viaggio pastorale del 2024 nel nord d’Italia.Il Pontefice è stato accolto al Centro Congressi “Generali” dalle autorità civili ed ecclesiastiche, tra cui il Card. Matteo Zuppi, Mons. Luigi Renna, Mons. Enrico Trevisi, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il Sindaco di Trieste Roberto Di Piazza e il Prefetto della città, Pietro Signoriello.In un testo inedito dal titolo “Al cuore della democrazia”, curato dalla Libreria Editrice Vaticana e diffuso dal quotidiano triestino Il Piccolo, Papa Francesco ha definito Trieste una città che si affaccia sul Mar Mediterraneo, crogiolo di culture, religioni e popoli diversi, metafora di quella fratellanza umana cui aspiriamo in questi tempi oscurati dalla guerra. Da qui, ha detto il Papa, può scaturire un impegno più convinto per una vita democratica pienamente partecipata e finalizzata al vero bene comune.

Durante il suo discorso, il Papa ha ricordato la figura del Beato Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio a questa iniziativa nel 1907, sottolineando come l’ordinamento civile debba far cooperare tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche per il bene comune, con un’attenzione particolare alle classi inferiori.

Alla luce di questa definizione, Papa Francesco ha affermato che la democrazia oggi non gode di buona salute.Il Pontefice ha messo in guardia dal pericolo delle “malattie pericolose” che minacciano la democrazia, come lo “scetticismo democratico” e il “fascino del populismo”, ricordando che la democrazia è l’antidoto alla tentazione di salvarsi da soli. Il Papa ha scritto che sono necessarie scelte coraggiose e condivise, un’accoglienza intelligente e creativa delle persone migranti, la gestione dell’inverno demografico che colpisce l’Italia e l’adozione di autentiche politiche per la pace, privilegiando l’arte della negoziazione.L’evento ha visto una settimana ricca di riflessioni, radicate nella Dottrina Sociale della Chiesa, abbracciando dimensioni dell’impegno cristiano e una lettura evangelica dei fenomeni sociali, applicabili non solo al contesto italiano. Le trasformazioni sociali chiamano tutti i cristiani a vivere e operare, dando attenzione a chi resta ai margini dei processi economici, sostenendo un’etica che dia significato allo sviluppo del Paese.Papa Francesco ha parlato della democrazia come un cuore ferito dalla corruzione e dall’illegalità, oltre che dalle diverse forme di esclusione sociale. Ha affermato che ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne e i giovani. Il potere diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio alle persone.Facendo riferimento ad Aldo Moro e Giorgio La Pira, il Papa ha sottolineato che uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà e l’autonomia della persona umana, rispettando le diverse personalità e peculiarità.Durante la sua visita al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa, anni fa, Papa Francesco ha voluto far emergere l’apporto che il cristianesimo può fornire allo sviluppo culturale e sociale europeo, promuovendo un dialogo fecondo con la comunità civile e le istituzioni politiche. Su queste basi, ha detto, sarà possibile avviare una riflessione comune sui temi legati alla vita umana e alla dignità, basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà.Il Papa ha esortato la comunità a non accontentarsi di una fede marginale o privata fatta di privilegi. “Ciò significa non tanto pretendere di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico – ha affermato Francesco –, dobbiamo essere voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Questo è l’amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause.

È una forma di carità che permette alla politica di essere all’altezza delle sue responsabilità e di uscire dalle polarizzazioni, che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide”.“Abbiamo bisogno dello scandalo della fede, una fede fatta di carne”Durante l’omelia, Papa Francesco ha posto l’attenzione sullo sguardo di Gesù che ci interpella sulle sfide e problematiche sociali e politiche: “Abbiamo bisogno dello scandalo della fede, di una fede che abbia lo sguardo fisso al cielo e che non si limiti a una religiosità chiusa in sé stessa senza preoccuparsi di quanto succede sulla terra. È necessario rivolgere lo sguardo alla polvere che scorre sulle nostre strade – ha aggiunto Francesco –. Ci serve una fede radicata nel Dio che si è fatto uomo e, perciò, una fede umana, una fede di carne, che entra nella storia, che accarezza la vita della gente, che risana i cuori spezzati, che diventa lievito di speranza e germe di un mondo nuovo”.Il Papa ha sottolineato che abbiamo bisogno di una fede che svegli le coscienze, che metta il dito nelle piaghe della società, che susciti domande sul futuro dell’uomo e della storia. Una fede inquieta, che ci aiuta a vincere la mediocrità e l’accidia del cuore, che diventa una spina nella carne di una società spesso anestetizzata e stordita dal consumismo. Una fede che spiazza i calcoli dell’egoismo umano, che denuncia il male, che punta il dito contro le ingiustizie, che disturba le trame di chi, all’ombra del potere, gioca sulla pelle dei deboli.

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