lunedì, 20 Maggio 2024
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Reggio, l’Agorà intervista il prof. Partinico sulle “Fake” dei Bronzi di Riace

Il circolo culturale ha ritenuto di dover chiedere la propria opinione ad uno dei massimi esperti di studi anatomici e di preparazione fisica in ambito sportivo e posturale, che da oltre vent'anni studia i corpi delle due statue avvalendosi di fonti storiche, scientifiche ed artistiche, promuovendo la sua ipotesi anatomica in tutto il mondo

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Il Presidente dell’Agorà, dott. Giovanni Aiello, dopo le notizie trasmesse nei giorni 11 e 12 aprile 2024  su RAI 1, a Unomattina, e da Radio Vaticana, che promuovevano l’identità dei Bronzi di Riace, individuandola nei fratricidi Eteocle e Polinice, ha ritenuto di dover chiedere la propria opinione al prof. Riccardo Partinico, considerato uno dei massimi esperti di studi anatomici e di preparazione fisica in ambito sportivo e posturale, che da oltre vent’anni studia i corpi delle due statue avvalendosi di fonti storiche, scientifiche ed artistiche, promuovendo la sua ipotesi anatomica in tutto il mondo: al Getty Museum di Los Angeles nel 2010, al Museo di Lussino (Croazia) nel 2019, all’Ambasciata italiana a Tokyo durante le Olimpiadi del 2021, all’Università di Losanna nel 2022 ed in altri importanti siti culturali cittadini e d’Italia.

La cosa che indigna, riferisce il prof. Riccardo Partinico durante la sua intervista, non è il fatto che un altro studioso proponga un’ipotesi sui Bronzi di Riace, è un suo diritto, anzi, fornisce una fonte importante di notizie, studi e ricerche  viste da un’altra prospettiva, che possono aiutare a scoprire la verità. Nel caso dei Bronzi di Riace, invece, la verità è stata inquinata da pubblicazioni fuorvianti presenti sul web, da omissioni, da silenzi ed anche dal supporto dell’ignoranza di politici locali, di giornalisti e di direttori che promuovono “un’ipotesi impossibile”.

Addirittura sul sito ufficiale del Museo Archeologico di Reggio Calabria fino al 9 novembre 2022 era scritto testualmente: “Nome scientifico dei Bronzi di Riace: Polinice “Statua A” ed Eteocle “Statua B”.  La pagina è stata oscurata su richiesta del prof. Partinico avanzata al Ministro Gennaro Sangiuliano.

Utilizzare il potere promanante dal ruolo ricoperto trasmettendo alla massa informazioni sbagliate è un abuso della credulità popolare ed instaura nella mente delle persone un “vuoto pneumatico”.

I tredici motivi del prof. Partinico

Il prof. Riccardo Partinico ha spiegato nella sua intervista all’Agorà i tredici motivi che smentiscono l’ipotesi “Eteocle e Polinice”.

1)  Le due statue sono state realizzate a metà del V sec. a.C., lo stile artistico le colloca a distanza di trent’anni l’una dall’altra, la statua A nel 460 a.C. e la statua B nel 430 a.C.. Gli esami con il C14 sono stati svolti dal CEDAD di Unisalento diretto dal prof. Calcagnile.

2) L’ argilla estratta dall’interno delle due statue non proviene solo da Argo, ma da due ambienti diversi situati in un vasto bacino idrogeologico compreso tra Atene, Corinto ed Argo. Anche l’argilla contenuta nel braccio destro della “Statua B”, riparato nei secoli successivi al V sec. a.C. proviene dalla Grecia e non da Roma come ha riferito, erroneamente, il giornalista Paolo Di Giannantonio a Radio Vaticana lo scorso 12 aprile. Il prof. Ludovico Rebaudo durante la Conferenza internazionale svoltasi a Reggio Calabria nel 2022 ha spiegato a tutti i presenti, compreso l’attuale direttore e lo studioso interessato, che le terre estratte dalle due statue non sono identiche e provengono da due luoghi completamente diversi, quella della “Statua A” è ricca di inclusi e quella della “Statua B” è composta di una matrice argillosa fine e con pochi quarzi.

3) L’Istituto Centrale per il Restauro ha accertato che la percentuale dei metalli utilizzati per comporre il bronzo e lo spessore medio della lamina delle due statue sono diversi, 8,5 mm nella “Statua A” e 7,5 mm nella “Statua B”.

4) La tecnica manuale per assemblare la parte interna con le lamelle di argilla, i peli di animali, i bastoncini in legno, i chiodi a testa quadrata e le strutture di ferro di forma quadrata è stata materialmente svolta da artisti diversi che hanno anche lasciato le impronte digitali impresse nell’argilla.

5) Il noto restauratore dei Bronzi di Riace, Nuccio Schepis, assieme alla collega Paola Donati, ha accertato che gli occhi in calcite sono stati incastonati in maniera differente, nella “Statua A” sono stati bloccati con alcune graffette, nella “Statua B”, l’unico occhio risulta essere stato bloccato con un incastro piramidale.

6) Lo stile artistico delle due statue è diverso, la “Statua A” in stile “Severo” caratteristico del periodo 480/450 a.C., la “Statua B” in stile “Classico”, successivo all’anno 450 a.C.

7)   Nel periodo di realizzazione delle due statue, precisamente nell’Età di Pericle 460/429 a.C., né Tebe, né Argo, avevano soldi da spendere per realizzare costosissime statue in bronzo, in particolare quelle di due personaggi mitologici fratricidi di cui uno era il traditore di Tebe al quale, nel racconto mitologico, veniva anche negata la sepoltura da parte dello zio Creonte, Re di Tebe.

8) A metà del V sec. a.C. Atene custodiva i contributi versati dalle città componenti la Lega di Delo (478 a.C. / 404 a.C.), e poteva investire nella ristrutturazione del territorio devastato dai persiani durante le guerre svolte dal 490 al 480 a.C. e nella realizzazione del patrimonio artistico e storico, infatti, Pericle in quel periodo fece realizzare da Fidia numerose statue per onorare dei ed eroi delle guerre vinte contro i persiani. Intorno al 460 a.C. Fidia realizzò la statua di Atena Pròmachos (“che combatte in prima linea”),  nel 450 a.C. la statua di Apollo Parnòpios (“sterminatore di cavallette”), nel 448 a.C. la statua di Atena Lémnia (detta “La Bella”, per l’isola di Lemno), nel 438 a.C. la statua crisoelefantina di Athena Parthénos (“la vergine”, alta circa 12 metri),  nel 432 a.C. la statua di Zeus Olimpio (anche questa alta circa 12 metri). Altre statue in bronzo di statisti e di militari che avevano combattuto per difendere Atene -mi riferisco a Santippo, Milziade, Temistocle, Cilone, Pericle ed altri eroi- furono descritte da Pausania, Tucidide, Plutarco e da altri storici antichi.

9) I tenoni di cui erano fornite le due statue, quattro tenoni la “Statua B” ed un tenone la “Statua A” provengono dalle miniere di Laurion, vicinissime ad Atene e distanti circa 200 km da Argo, città dove si vuole ad ogni costo collocare le due statue.

10) I due Reperti 12801 e 12802 sono stati denominati sin dal 1981 dagli Archeologi che li hanno analizzati il “Giovane”ed il “Vecchio” perché risulta palese la differenza d’età.

11) Lo studio anatomico effettuato sulle due statue mette in evidenza numerose alterazioni scheletriche, la perfetta somatometria dei muscoli ed il corretto posizionamento delle vene delle mani e dei piedi che esprimono “vitalità”. Nella “Statua A” è presente il progenismo mandibolare ed l’iperlordosi lombare; nella “Statua B” si nota il cranio dolicocefalo, la rettilineizzazione delle vertebre cervicali, la scoliosi dorso-lombare, il varismo del quinto dito dei piedi e l’appiattimento ed allargamento della volta plantare. Tali dismorfismi e particolari anatomici confermano che le due statue rappresentano soggetti realmente vissuti e non personaggi mitologici che sarebbero, invece, stati rappresentati senza alterazioni scheletriche.

12) Eteocle e Polinice erano fratelli gemelli, ecco perchè era nata la disputa su chi doveva comandare Tebe. Infatti, nel racconto mitologico di Eschilo, Creonte assunse il comando di Tebe fino a quando Eteocle e Polince non avrebbero raggiunto la maggiore età. Maggiore età che fu raggiunta contemporaneamente dai due fratelli, al punto che si dovette sorteggiare il primo dei fratelli che avrebbe assunto il comando di Tebe.

13) Le due statue non presentano alcuna somiglianza, né fisica, né fisionomica, sono due soggetti completamente diversi, non esprimono alcuna comunicazione corporea, sono corpi scollegati dal punto di vista posturale, mimico e gestuale. La postura e la gestualità delle due statue sono identiche, sono quelle di un militare in posizione di riposo, dotato di armi dell’epoca, che non esprime alcuna azione, né di attacco, né di difesa. Sui vasi della stessa epoca, vedi per esempio il combattimento mitologico tra Ettore ed Achille o quello tra Achille e Pentesilea, è espressa la dinamicità dell’azione aggressiva, nei racconti di Omero nell’Iliade, libro XXIII riguardo i lottatori, è espressa dinamicità:  “Nel mezzo della lizza entrambi accinti presentarsi, e stringendosi a vicenda colle man forti s’afferrar, siccome due travi, che valente architettore congegna insieme a sostenere d’eccelso edificio il colmigno, agli urti invitto degli aquiloni. Allo stirar de’ validi polsi intrecciati scricchiolar si sentono le spalle, il sudor gronda, e spessi appaiono pe’ larghi dossi e per le coste i lividi rosseggianti di sangue”. Nei Bronzi di Riace, che dovevano rappresentare due fratelli fratricidi in uno scontro all’ultimo sangue, il nulla, statici nella stessa postura. Uno con la smorfia e l’altro impassibile guarda, imperturbabile, avanti verso il basso.

Le conclusioni de l’Agorà post intervista

Se un artista è incaricato di realizzare due statue che devono esprimere una scena di lotta, di guerra, d’amore o di sport, non impiega trent’anni per realizzare le due opere, inoltre, utilizza la stessa tecnica di composizione, adopera gli stessi materiali e, soprattutto, li realizza in comunicazione tra loro: “io ti minaccio con la lancia e tu ti proteggi con lo scudo”. 

I tredici motivi forniti dal prof. Partinico nella presente intervista sono sicuramente dati scientifici, tecnici, artistici, logici ed incontrovertibili che smentiscono l’ipotesi “Eteocle e Polinice” e stimolano il lettore ad approfondire l’argomento per poter esprimere la propria opinione.

La storia di sangue di due fratelli che si uccidono a vicenda per conquistare il potere di una città non è certo un argomento educativo da proporre agli alunni delle scuole cittadine e danneggia anche l’immagine dei Bronzi di Riace proponendoli quali “assassini” piuttosto che eroi di guerra e promotori della democrazia ad Atene.

Il prossimo 19 aprile, venerdì alle ore 17:00, nel salone dell’Università della Terza Età, sito in Via Willermin a Reggio Calabria, il prof. Riccardo Partinico terrà una conferenza alla quale sono invitati tutti i cittadini interessati a proporre domande in merito all’identità dei Bronzi di Riace, alla loro provenienza e a cosa avrebbero fatto nella loro esistenza.

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