lunedì, 20 Maggio 2024
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Sfruttamento e fabbriche abusive: commissariata la Giorgio Armani Operations Spa

L' indagine ha portato alla luce un presunto sfruttamento del lavoro, attraverso l'utilizzo, negli appalti per la produzione, di opifici abusivi e il ricorso a manodopera cinese in nero e clandestina

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Un sistema che va avanti da oramai sette anni, senza verifiche né controlli sulle condizioni del ciclo produttivo e “delle capacità tecniche delle aziende appaltatrici, tanto da agevolare soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato”. Sono queste le accuse da parte del Tribunale di Milano che ha commissariato per un anno la Giorgio Armani Operations Spa, controllata dalla Giorgio Armani Spa, che si occupa di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori del gruppo del colosso della moda.

Dalle indagini è emerso un presunto sfruttamento del lavoro, attraverso l’utilizzo, negli appalti per la produzione, di stabilimenti abusivi e il ricorso a manodopera cinese in nero e clandestina. A disporre l’amministrazione giudiziaria è stata la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano.

Le accuse

Secondo le indagine dei carabinieri del nucleo Ispettorato del Lavoro, la società sarebbe stata “ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo non avendo messo in atto misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative ovvero delle capacità tecniche delle aziende appaltatrici tanto da agevolare (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato”. 

La replica della Giorgio Armani Spa

“La società ha da sempre in atto misure di controllo e di prevenzione atte a minimizzare abusi nella catena di fornitura”. Così in una nota la Giorgio Armani Spa commenta la misura di prevenzione disposta dal Tribunale di Milano. “La GA Operations – conclude la nota – collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione rispetto alla vicenda”.

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