lunedì, 20 Maggio 2024
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Vorrei un Giornale che sveli la natura del potere che ci comanda

La Calabria non è una Regione normale. Soprattutto perché il nucleo centrale del potere è frutto di trame oscure e segrete che, dopo strani percorsi, sfociano in un unico luogo in cui, e solo per fare qualche esempio, la sanità privata parassitaria incontra le Istituzioni pubbliche, la ndrangheta collabora con l'antindrangheta, i partiti perdono la loro coloritura, l'alta burocrazia incontra le forze sociali. Spesso, una parte importante del giornalismo collude con quelle forze che dovrebbe controllare

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Nel momento in cui si fonda un nuovo giornale (La Novità online) bisogna capire di che tipo di informazione la Calabria ha bisogno anche perché di testate ve ne sono molte ed anche ben scritte.

La Calabria non è una Regione normale. Soprattutto perché il nucleo centrale del potere è frutto di trame oscure e segrete che, dopo strani percorsi, sfociano in un unico luogo in cui, e solo per fare qualche esempio, la sanità privata parassitaria incontra le Istituzioni pubbliche, la ndrangheta collabora con l’antindrangheta, i partiti perdono la loro coloritura, l’alta burocrazia incontra le forze sociali. Spesso, una parte importante del giornalismo collude con quelle forze che dovrebbe controllare.

Non intendo dire che il potere reale sia in mano ad un manipolo di gente col cappuccio nero ed il cero in mano.

Questo è folklore ma la realtà è di molto peggiore.

In Calabria, come forse in nessuna altra terra dell’Europa occidentale, i luoghi in cui si potrebbe esercitare un minimo di democrazia sono scomparsi, le elezioni regionali o nazionali sterilizzate, le occasioni di confronto annullate.

Sono morti i partiti (e non solo) e si sono affermate le “grandi famiglie” ; sono scomparsi i militanti e ci sono schiere di “familii” che hanno sostituito   la politica.

Fossero almeno politici autorevoli… .

Invece abbiamo un meccanismo che seleziona verso il basso e il risultato finale è che abbiamo agnelli clonati e allevati a “Roma” che diventano leoni in Calabria.

Agnellini in molti Comuni che si credono volpi.

Selezionati appunto perché congeniali al potere politico romano e agli interessi economici padani.

Sostituendo un nome con un altro non cambierà nulla se il meccanismo di selezione resterà lo stesso.  Da sempre le lotte contro una singola persona e le gogne pubbliche sono stati strumenti di salvaguardia del potere.

Molti di noi sono reduci di decenni e decenni di lotte anche aspre (ed in parte sbagliate) ma non c’è dubbio che la stagione che abbiamo alle spalle si chiude con una sostanziale sconfitta per noi, (e questo sarebbe il male minore) ma soprattutto per la Calabria che nell’immaginario collettivo è diventata una “Regione di cui l’Italia farebbe volentieri a meno”. ( Goffredo Buccini)

Ciò è stato possibile perché noi calabresi abbiamo perso la nostra autostima, e diciamolo senza retorica, il nostro antico orgoglio e la nostra proverbiale (e non usurpata) fierezza. Se questo è vero (ed è vero) se la Calabria è in queste condizioni anche gli intellettuali, il mondo del giornalismo e l’intera classe dirigente (non solo politica) deve fare una radicale autocritica.

Le forze in campo sono impari.

Non c’è giornale, per quanto autorevole e ben fatto, che possa scalfire un potere in gran parte esterno alla nostra regione, inafferrabile come un’anguilla, e spregiudicato nell’uso dei mezzi di cui si serve.

Un Potere che può corrompere o arrestare, secondo le circostanze, ed avrà sempre intorno un gregge belante in segno di approvazione.

C’è una sola forza che potrebbe vincere tale Potere ed è un popolo consapevole dei propri diritti.

Noi non siamo gli amici del popolo.

Non siamo i migliori.

Siamo calabresi che in questi anni si son fatti insultare senza reagire.

Siamo calabresi che viviamo quattro anni in meno per malasanità.

Calabresi che pagano le tasse per far costruire prigioni e una tensostruttura per far celebrare processi che servono sostanzialmente a farci percepire come Regione canaglia.

Siamo un popolo che assiste inerte alla morte dei propri paesi e della propria storia.

Se questi siamo è necessario quantomeno prenderne coscienza.

Ricordava Campanella che tutto è nostro (del popolo) ” quel che c’è tra cielo e terra” ma non lo sappiamo e così ci facciamo guidare come uno stupido bue che si fa picchiare da un bambino che non avrebbe forza alcuna. Ecco, prendere consapevolezza della propria forza e svelare la natura del potere che ci comanda potrebbe essere una buona mission del giornale a cui, ovviamente, auguro un pieno successo.

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